"Heimat": riscrivere l'identità nei luoghi chiamati "casa"

Nelle recenti produzioni letterarie in Europa si va affermando sempre di più una tendenza alla ripresa e alla revisione dei concetti di “patria” e di identità nazionale. Nuove visioni di identità collettive, la crisi e lo sgretolamento di vecchi miti della “terra di appartenenza”, la fondazione di nuove mitografie, nuovi regionalismi, retrotopie, la ricerca delle tradizioni, sono questioni che percorrono numerose opere letterarie contemporanee, delineando una macro-tendenza che, anch’essa figlia dell’epoca della globalizzazione, si rivela vicina allo “spirito del tempo” tanto quanto la letteratura della post-migrazione con le sue identità nomadi, fluide e ibride.

Nei paesi di lingua tedesca si parla della nascita di una nuova Heimatliteratur di fronte all’attuale boom di romanzi e racconti ambientati nei villaggi e nelle provincie, una produzione lontana sia dalla sublimazione nostalgica e dalla sua strumentalizzazione ideologica, sia dalla condanna della provincia tipica di tanta letteratura degli anni Sessanta e Settanta. Nel contesto britannico le opere letterarie che si concentrano sulla Englishness, problematizzandone svariati aspetti e con differenze notevoli tra il contesto metropolitano e provinciale, sono perlopiù riconducibili al clima culturale creatosi attorno alla Brexit come al prodotto di sentimenti diffusi e sfruttati a fini politici, quali la paura di una dipendenza coloniale verso l’Unione Europea, e un senso di identità collettiva basata su un orgoglio nostalgico, spesso legato a eventi storici del passato come la Seconda Guerra Mondiale o al potere imperiale britannico. Nelle letterature iberiche attuali il concetto di “patria” sta subendo una risemantizzazione dovuta alla messa in discussione dei limiti politico-geografici e simbolici che il termine starebbe a indicare: la creazione di “micro-patrie” dal nome di “letteratura catalana”, “galiziana”, “basca”, per cui il paesaggio letterario diventa riflesso dell’identità collettiva, è spesso in contrapposizione con la “letteratura spagnola”, percepita come un’etichetta che gli studi postcoloniali rifiutano perché troppo legata all’idea imperialistica imposta dalla dittatura franchista. Ciò vale in parte anche per la letteratura lusitana, che sta attraversando un momento di passaggio e di semi-subalternità rispetto alla produzione letteraria delle ex-colonie, oggi egemoni nel mercato culturale di lingua portoghese. Ma anche nell’ambito scandinavo e baltico-finnico si assiste a una nuova sensibilità per l’idea di patria e per la revisione del concetto di identità nazionale, che oggi sembrano nuovamente sottoposti al vaglio dello sguardo critico di scrittrici e scrittori: in relazione all’Europa, all’apertura/chiusura dei confini ai flussi migratori, al mito del proprio welfare state in crisi, alle minoranze presenti nei propri confini e ancora all’esasperazione delle differenze tra le grandi città cosmopolite e le province connotate da tradizionalismo e autenticità. Un forte regionalismo si percepisce pure nella letteratura dei paesi post-jugoslavi, dove le regioni arretrate, impoverite o colpite da violenze politiche diventano spazi-laboratorio per l’analisi della psiche e della società. Per contro, l’intero spazio dell’ex Jugoslavia viene ancora vissuto da molti autori e molte autrici come uno spazio culturale comune: i confini della “patria” non coincidono con quelli nazionali e la terra di appartenenza si configura come uno spazio immaginario, fittizio o virtuale. Infine, anche per quanto riguarda la Russia, il confronto con la fine della lunga transizione post-sovietica è accompagnata dalla ricerca di una nuova identità nazionale che deve ancora oggi affrontare il retaggio novecentesco e il suo superamento, le identità in divenire delle minoranze etnico-linguistiche nei vari contesti geopolitici, e il ri-emergere di identità regionali.

Il panorama qui tratteggiato non è certo esaustivo e può solo arricchirsi di ulteriori scenari culturali e geopolitici, laddove la riflessione coinvolga, quale problematica di base, la questione del “radicamento” nell’epoca globalizzata, epoca in cui il nomadismo identitario non è solo inteso come sinonimo di elasticità, pluralità e ricchezza, ma può implicare anche perdite radicali e una omologazione diffusa. Il nostro obiettivo è quello di indagare le diverse e spesso distanti forme di questo “radicamento”, del tutto consapevoli della dubbia semantica che il concetto di “patria” ha rivestito nel corso della storia e riveste tuttora, ma con l’idea che sia utile affrontare anche dinamiche a esso correlate, per problematizzarlo e risemantizzarlo oltre ogni sua strumentalizzazione ideologica o etnica.

Per il secondo numero di NuBE (uscita: dicembre 2021) invitiamo pertanto a presentare articoli che prendano in esame le varie sfaccettature di questo fenomeno.

 

 Possibili temi:

-       l’idea di “patria” come stato-nazione: crisi o recupero / nuovi miti della patria

-       identità imperiali senza imperi: identità e memoria / nostalgia / superamento

-       nuove visioni di identità collettive

-       retrotopie / distopie / nuove utopie

-       il neo-regionalismo e le identità regionali / nuove spazialità della “patria”

-       il paesaggio letterario come riflesso di identità collettive

-       sogni di terre perdute o immaginarie: luoghi e identità dislocate

-       il concetto di nazione/patria nella prospettiva delle minoranze etnico-linguistiche

-       la nozione di “matria”

-       luoghi fisici e metaforici d’accoglienza

-       nuove forme di divisione, disuguaglianza, discriminazione e persecuzione

-       la relazione con la comunità europea nella (ri)definizione identitaria: appartenenza, aspirazione, distanza, opposizione

-       la famiglia e la casa come sedi di conflitto identitario e generazionale

-       nuovi modelli dell’‘abitare’

-       rapporto campagna/città, campagne minacciate, rapporto natura e tecnica

-       ritorno al villaggio/regione di origine alla ricerca delle radici delle nevrosi attuali

-       rivisitazione dei traumi individuali e collettivi subiti nel passato

-       trasformazioni nel rapporto con le vecchie generazioni e i luoghi d’origine

-       mito della casa e dimensione collettiva: il pianeta come “patria”

 

Il termine di consegna per i contributi è fissato per il 31 luglio 2021.

La lunghezza massima di ogni contributo è di 40.000 battute (spazi inclusi).

Le principali lingue di pubblicazione sono l’italiano e l’inglese. Sono accettate (e incoraggiate) pubblicazioni in altre lingue previo contatto con la redazione.